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ITALIABC IL MONDO DELLE CARTE DA GIOCO

Le carte da giuoco , cosi' piccole ed in casa di tutti, sconosciute ma con una grande storia .

Con esattezza non si sa quale sia il paese che ha inventato le carte da gioco.
Negli anni anni sono state formulate infinite teorie che si basano su antichi documenti.
Molti autori sostengono l'origine italiana delle carte da gioco, basandosi su un atto fiorentino del 1376.
Ma probabilmente questo intramontabile passatempo è arrivato dall'Oriente.

Chi esportò le carte da gioco? 

Chi parla della Cina e chi parla dell'India. Quello che sembra accettato da tutti è il fatto che le carte siano state introdotte in europa dagli arabi nel quattordicesimo secolo.Assolutamente ignota è la vera causa che diede luogo al nascere delle prime carte da gioco.
Pare che le prime carte fossero usate per far giocare i bambini, ciò che è certo è che le carte da gioco si diffusero in tutta Europa.
Esse trassero le loro caratteristiche da tre tre ceppi distinti in Italia, Francia e Germania.
Tuttora possiamo trovare i semi diversi che sono gli eredi diretti che tanti secoli prima furono adoperati in queste nazioni.

La storia dei giochi di carte.

Parlare delle carte da gioco e parlare di giochi di carte rappresenta un tutt'uno, inscindibile, la storia delle prime confondendosi e spesso sovrapponendosi ai giochi cui davano, volta per volta, la luce. A tutt'oggi, la presenza dei due classici mazzi, da 40 e 52 carte, è entrata come una forma talmente ordinaria nella nostra vita da divenire quasi un oggetto di arredamento, oltretutto quasi del tutto invisibile. Eppure la storia proviene da lontano, e ha subito un lungo e travagliato periodo di gestazione.Esistono quattro teorie fondamentali, lontane tra di loro nel tempo e nello spazio, riguardo alla nascita delle carte da gioco; la culla di origine viene continuamente assegnata, in forma periodica, all'imperatore cinese, al faraone egiziano, a uno sceicco arabo e a un marajià indiano. Qualunque sia stata l'origine, resta ancora il dubbio di come queste siano arrivate in Europa e anche qui si fanno diverse teorie; l'invasione dei saraceni, l'avvento delle crociate o il contributo, nel medioevo ben più evidente di quello odierno, delle migrazioni degli zingari.Probabilmente nessuna di queste ipotesi è completamente da scartare né assolutamente da abbracciare. È probabile che le carte abbiano avuto origine, in maniera separata e senza scambio di notizie, in tutte le località appena descritte e che abbiano raggiunto l'Europa attraverso diversi canali. Ciononostante l'ipotesi più accreditata e quella che siano state inventate in Cina, per compiacere, secondo la leggenda, a una richiesta della fidanzata dell'imperatore Sehun-Ho. La notizia è riferita da un antico testo cinese ma è stata diverse volte contraddetta e in parte confutata, assegnando (cosa probabile) la funzione delle carte alla predizione del futuro.
Che, in ogni caso, le carte da gioco siano pervase da un profumo religioso appare indubbio. Alcune delle notizie più antiche al loro riguardo ricordano come, nel mazzo proveniente dall'India, suddiviso in 10 semi, ognuno di essi rappresentasse, in forma diversa, una delle dieci incarnazioni della divinità Visnù (l'essere supremo, Dio, l'esistenza che pervade ogni cosa nella religione indù). La relazione soprannaturale delle carte da gioco è stato altresì dimostrata da Catherine P. Hargrave che nel suo volume "Storia delle carte da gioco", pubblicato nel 1930, dimostra come nel quattordicesimo secolo i soldati saraceni abbiano introdotto , in Italia un gioco di carte chiamato “naib”, parola che in ebraico vuol dire magia, stregoneria, e che ha dato origine alla parola”naipe” con cui vengono indicati i semi delle carte in portoghese e spagnolo.Che sia o non di origine religiosa la loro storia, pare accertato che le carte abbiano raggiunto l'Europa tra il tredicesimo il quindicesimo secolo. Intorno alla fine del 1400 ci sono diverse testimonianze, infatti, di una estesa presenza di giochi d'azzardo basati sull'uso delle carte, che prevedevano, tra l'altro, anche una forma di scommessa attraverso la combinazione di risultati di partite vere e proprie con l'uso dei dadi.
Circa l'attuale composizione, in termini di numero di carte esistenti, quasi subito cominciò ad affermarsi il mazzo da 56 carte, che includeva, oltre a tutti i valori dall'uno al 10, anche quattro figure: il re (K – king), la regina ( Q - Queen), il cavaliere o servitore (J - Jack). Fin dall'inizio pare accertato che i semi fossero già quattro, cosa che contribuirebbe, ancora una volta, a giustificare la provenienza dalla Cina (dove i gruppi erano altrettanti) e non dall'India dove invece si giocava con 10 semi.Spetta all'Italia il primato di aver stampato il primo mazzo di carte in Europa: si trattava di un gruppo di 22 carte, numerate progressivamente fino al 21 e chiamate Tarocchi , successivamente poi definite col nome di Trionfi o Arcani maggiori. Circa l'origine di questo nome le ipotesi sono diverse, anche se la maggior parte degli autori pare concordare sulla loro significato allegorico, tant'è che vengono comunemente utilizzate dagli esoteristi per predire il futuro.La ventiduesima carta, il "matto", rappresenta la libertà, non ha un numero associato e, molto probabilmente, ha dato origine poi al jolly dei mazzi da 52 (spesso indicati come carte francesi). Successivamente, tra il 300 e il 400, il numero dei tarocchi cresce, arrivando a 52 e, talvolta, fino a 78. Quest'ultimo mazzo, piuttosto popolare in quel periodo, eredita la denominazione di Tarocchi tout court. Ovviamente i mazzi di carte erano considerati, a quei tempi, dei veri tesori da custodire gelosamente, anche perché costosissimi; occorre tenere presente che la stampa era di l’à da venire, ogni carta era disegnata a mano, sovente in maniera molto raffinata, e veniva spesso miniata con grande maestria; in un manoscritto si racconta che un mazzo di carte, decorato in oro, fosse presente nella dote di una giovinetta di buona famiglia di Milano. Alla fine del quindicesimo secolo, l'invenzione della xilografia ovviamente determinò una caduta dei costi e, contemporaneamente, un miglioramento netto della qualità del prodotto. Il risultato fu l'esplosione del gioco, con il passaggio lento e graduale alle raffigurazioni odierne (picche, quadri, cuori, fiori) che, però, originariamente, in Francia, Italia e Spagna erano sostituite dalla combinazione di bastoni, quadri, cuori e spade. Probabilmente una frammistione delle diverse rappresentazioni diede poi origine al mazzo italiano, costituito da 40 carte, che attualmente è ancora molto utilizzato in Brasile e in alcune repubbliche del centro America.Grazie alla frammistione di elementi religiosi, mistici e superstiziosi, l'uso delle carte ha determinato, nel tempo, la creazione di numerose superstizioni, come quella che impone di poter ritornare al vecchio mazzo qualora, avendone aperto uno nuovo, uno dei giocatori, dopo aver perduto, lo richieda. Ancora, molto spesso si sono viste rappresentazioni legate a tradizioni locali; ad esempio, per un lungo periodo, nell'ex unione sovietica circolano mazzi di carte in cui il re, il cavaliere e il fante – le cosiddette carte vestite - furono sostituiti da eroi della rivoluzione.Particolare curioso, molti governi hanno immediatamente visto la possibilità di business nella produzione di carte da gioco, tant'è che in molti nazioni la produzione delle carte è stata, per lungo tempo, appannaggio dei monopoli. Anche in Italia il Monopolio di Stato ha mantenuto, per molti anni, la prerogativa di imporre sulla produzione di ogni mazzo una propria tassa; ogni produttore imprimeva, durante la stampa, su una carta prefissata,1 marchio (sfogliando un vecchio mazzo è possibile ritrovarlo, generalmente localizzato sull'asso di spade) governativo, cui corrispondeva una provvigione da versare nelle casse statali.

L’origine dei giochi di carte.
I giochi di carte, in Europa, ebbero, all'inizio, un avvio piuttosto lento. Il costo di un mazzo di carte, come abbiamo detto, era spesso proibitivo per cui le persone di più basso ceto e il popolino avevano adottato altri giochi come i dadi, il gioco dell'oca, il tric-trac. Al contrario, i ceti più facoltosi avevano dato la preferenza, nel tempo, a due giochi fondamentali, quello delle carte e quello degli scacchi che vanno considerati appartenenti allo stesso filone ideologico essendo, il primo, una rappresentazione della vita cortigiana, il secondo una trasposizione in gioco di una battaglia.
È importante notare che, in qualunque gioco in cui siano coinvolte le carte, esiste una gerarchia, vale a dire una importanza crescente del valore, per cui, ad esempio, il Re prevale sulla Donna, che a sua volta prevale sulle carte non vestite. Molto spesso esiste anche una prevalenza del seme, con presenza della briscola (dal latino medievale “brusca”, che vuol dire spazzola, scopa, ad indicare la possibilità di questo tipo di carte di rastrellare via le altre).
Appare comunque accertato che già alla fine del quattordicesimo secolo il gioco delle carte fosse particolarmente diffuso, specie nel Nord Europa. A tal proposito è da citare un editto del Prevosto di Parigi in cui è contenuto il comma: "... si vieta alle persone di tale condizione - artigiani ed altre persone del popolo minuto - di giocare nei giorni feriali, sotto pena di imprigionamento o di ammenda, di cui un quarto verrà corrisposto al delatore". L'editto fu emanato in considerazione del fatto che gli appartenenti al "popolo minuto" che si dedicavano al gioco delle carte nei giorni feriali trascuravano il loro lavoro, la famiglia e i loro doveri e, dopo aver subito perdite materiali rilevanti, si davano al crimine e al furto. Il fenomeno doveva essere talmente diffuso da incoraggiare, come si legge, persino la delazione in maniera concreta.
I primi giorni di carte furono certamente semplici. Probabilmente il primo ad assumere diffusione ampia ed accertata fu la Battaglia, a cui pare fosse particolarmente dedito Carlo IV. Seguirono, nel sedicesimo secolo, altri due giochi molto popolari, il picchetto e il reversino e, particolarmente diffuso negli ambienti più malfamati, lo zecchinetto (o zeccinetto o zecchinetta), che faceva parte di una categoria di giochi, detti "giochi al massacro" capaci di concludersi, spesso, con tragici risvolti. Infine, nel diciottesimo secolo, compaiono alcuni giochi di origine francese, come il faraone, il 21 (l'antenato del blackjack) che il ramino, quest'ultimo con regole un po' diverse rispetto al quelle attuali. Verso la fine dello stesso secolo compare il manila, la bazzica, e il whist da cui poi, successivamente, avrà origine il bridge. Infine, sempre agli inizi del 1800, vede la luce il poker.

La cronologia dei giochi di carte.
DataAvvenimento
1526Si ha la prima notizia di un gioco italiano, denominato Primiera. In questo gioco ogni partecipante riceve tre carte e propone una posta in funzione del proprio punto. Vince chi ha la combinazione migliore, calcolato in base al valore del seme e delle carte disponibili
XVI secoloCompare, in Francia, il gioco del Brejan, altrimenti detto tris. L'origine del nome è da riferire al termine Brelenc che indicava un tempo il tappeto su cui si giocava a dadi, era molto simile alla primiera ma le regole erano più semplici
1700 circaAcquista fama e diffusione un gioco italiano denominato Ambiguo. E uno dei primi esempi di gioco al rilancio, vale a dire con possibilità di supplemento di posta. Basato sul regole molto simili a quelle del poker, prevedeva la valutazione di combinazioni di carte eguali o dello stesso seme
Tra il 1795 e il 1799Il Direttorio proibisce il gioco del Tris che, nelle bische più malfamate, spesso degenerava in maniera sanguinosa. Viene così messo a punto un nuovo gioco che ereditando alcune delle regole del Tris dà origine al Bouillotte, meno soggetto del primo alla fortuna ma che non riuscì mai a sostituirlo anche perché, in barba alle proibizioni, il Tris continuò a restare gioco d'elezione
Inizio del diciannovesimo secoloCompare in Francia una variante del Bouillotte, il Poque, che acquista subito grande fortuna e successivamente viene rinominato col nome di Brag in Inghilterra e di Pochen in Germania. Il gioco può essere considerato l'antenato del poker moderno
1803-1829Il Poque, giocato diffusamente in Louisiana, con il passaggio di questo stato alla federazione statunitense, si diffonde rapidamente in tutta l'America del Nord.
1829Si ha la prima notizia del poker, menzionato nelle memorie di un attore inglese che, giunto in turnée negli Stati Uniti, ebbe modo di apprezzare il gioco e ne raccontò in una sua biografia
Epoca compresa tra il 1829 e il 1834Compare la variante al 52 carte del poker. Nel 1858 viene pubblicato il primo trattato ufficiale sulle regole del poker
1861-1870Viene riformato tutto l'ambiente di gioco del poker, con l'introduzione di nuove regole che lo rendono più complesso e accattivante.
1872E’ l’anno in cui si hanno le prime notizie dell'introduzione del gioco in Gran Bretagna
Inizio del ventesimo secoloIl poker si diffonde in Europa grazie anche alla presenza, in Francia, del Corpo di spedizione americano, durante la prima guerra mondiale


Curiosità

Il comune panino farcito, noto con il nome di sandwich, deve il suo appellativo e la immensa popolarità alla passione di John Montagu, quarto conte di Sandwich, talmente appassionato del tavolo verde da inventare questo tipo di forma di pasto per evitare di interrompere le sedute di gioco.
La parola matta, il termine con cui si indica una carta speciale, nel mazzo o nel gioco, di valore superiore a tutte quante le altre proviene dallo spagnolo mata (matar = uccidere). 
Il gioco dello zecchinetto (o zecchinetta) deriva dalla storpiatura del nome dei lanzichenecchi che, per primi, lo introdussero in Italia.
Il tressette, sicuramente uno dei giochi più belli legati alle carte italiane (dette anche napoletane), deriva il suo nome dal fatto che, nelle regole originali, la combinazione di tre carte di questo valore veniva "pagata".
Il più antico mazzo di carte conosciuto è custodito nel museo Topkapi di Istanbul.